SCARFACE
La parabola tragica
Davanti
alla morale la vita ha sempre necessariamente torto,
perché
la vita è qualcosa di necessariamente immorale...
Proprio
da questo agire viene tracciato un superiore,
magico
cerchio di effetti, che fondano un nuovo mondo
sulle
rovine di quello vecchio crollato.
F. Nietzsche,
La nascita della tragedia
Una
Premessa
Scarface, ispirato alla storia di Al Capone, girato nel 1930, ma uscito
due anni dopo per problemi con il famigerato Codice Hayes[1], Piccolo
Cesare (1930) di LeRoy e Nemico Pubblico (1932) di Wellman, stabiliscono
i canoni classici del gangster-movie. Baciati da un clamoroso successo,
da un lato le tre pellicole fissano una formula che diviene stilema
immediatamente imitato, dall’altro suscitano aspre polemiche per
l’inclinazione eroicizzante del tratteggio dei protagonisti[2].
Il gangster
è ambizioso e capace, ama il lusso, vive in un mondo chiuso,
gli è compagna la notte, ha una vita estremamente precaria che
rovina improvvisamente, tende a disprezzare le donne e ha una sessualità
complessa[3]; la società che traspare, per quanto schematica,
è descrizione della realtà di quegli anni: anni di violenza,
corruzione e repressione[4]. Quindi se le caratteristiche del gangster
vengono sancite in via definitiva secondo particolarità negative
comuni a tutti e tre i protagonisti di queste pellicole, tali aspetti,
trasparendo (d)alla realtà americana del periodo e in qualche
modo resi puri, finiscono per rendere il gangster un eroe tragico.
Ma cosa
rende realmente eroico, nella sua accezione tragica, il gangster, e
in particolare Paul Muni, alias Tony Camonte alias Lo Sfregiato? Il
suo conflitto con il destino.
La
Fine è Nota
Scarface, pur essendone tragicamente consapevole, sfida il proprio destino.
E in questa sfida contro il destino Tony Camonte finisce per rintracciare
la propria dignità e il senso della propria esistenza. Ma la
sfida è impari: Tony Camonte fronteggia qualcosa che sta al di
sopra e al di là di lui. Ma è appunto per questo e nonostante
questo che qui, tragicamente, afferma la propria dignità. Scarface
ha il coraggio di lottare anche se sa di perdere, e ciò fa di
lui un eroe tragico.
E in quanto
eroe tragico, Tony Camonte fa scelte assolute. Tale assolutezza coincide
con la scelta di un aspetto unilaterale della realtà, di una
sola dimensione per l’uomo, quella ineluttabilmente tragica. In
tale dimensione l’uomo/Camonte non può più essere
arbitro delle proprie azioni, poiché è portatore di un
destino. L’unica via di salvezza è sfidare il proprio destino,
trovando dignità in ciò, e ponendosi in tal modo oltre
la contingenza storica e quindi morale: Scarface è quindi depositario
di un modello di interpretazione della stessa condizione umana.
Scarface
associa necessariamente ed esclusivamente la sua libertà, la
sua irriducibilità, alle modalità dell’azione, determina
la propria individualità, tragica ed umana, attraverso un soggettivo
atto di volontà, che è atto di sfida contro il destino,
e contro la necessità. E lo fa nonostante ogni sua scelta non
possa che risolversi in quell’atto conclusivo della sua storia
che, per quanto sfidato, è inevitabile e fissato al mito. Questa
è la sua dimensione tragica. Per l’eroe tragico (e per
gli spettatori) conta solo il come si arriverà all'epilogo, e
non cosa succederà. E questo perché, appunto, la fine
è nota. E
poiché ogni tragedia è tragedia del fato, quando il destino
si compie, quasi per un errore, quasi per un difetto di conoscenza (e
non di volontà), Scarface, l'eroe tragico, puro ed esigente,
rifiuta il destino, e ad esso si rivolta, finendo per compierlo, e determinando
così la sua parabola tragica.
Matteo
Lolletti
ForCINE
Al,
la storia oltre il mito
Alphonse Gabriel Capone (Brooklin, New York, USA, 17 gennaio 1899 -
Miami, Florida, USA, 25 gennaio 1947) fu un noto gangster italo-americano,
considerato un simbolo della crisi della legalità che avvolse
gli Stati Uniti nel corso degli anni '20.
Figlio di emigranti di Castellammare di Stabia, il barbiere Gabriele
Caponi (il cognome fu modificato forse per errore dall'anagrafe americana)
e Teresa Raiola, crebbe in un ambiente degradato, avendo presto contatto
con piccole gang di microcriminalità minorile, e fu compagno
di scuola di Salvatore
Lucania, oggi meglio noto come Lucky Luciano. Fu espulso dalla scuola
dopo aver aggredito e percosso un docente, ed entrò a far parte
della banda dei "Five Pointers" di Frankie Yale.
Fu in questo periodo che gli fu attribuito il soprannome di "Scarface",
a causa di una vistosa cicatrice sulla guancia causata da coltellate
che gli furono inferte da Frank Galluccio, sulla cui sorella Capone
aveva espresso commenti pesanti.Lavorando per Frankie Yale, Capone fu
arrestato una prima volta per reati contravvenzionali, poi uccise due
uomini, ma protetto dall'omertà non ne fu mai accusato. Nel 1919,
dopo aver gravemente ferito un esponente di una banda rivale, Yale lo
inviò a Chicago, Illinois, per calmare le acque. Qui Capone si
mise al servizio di Johnny Torrio, vecchio sodale di Yale e "discepolo"
di Big Jim Colosimo (altro noto gangster italo-americano, esponente
di punta della "Mano Nera").
Torrio ne intravide le "qualità" e gli affidò
la gestione delle scommesse clandestine e presto Capone sarebbe divenuto
il suo braccio destro, acquisendo la gestione di tutte le attività
illegali della banda. In violazione di una lunga tregua, Torrio fu vittima
di un attentato perpetrato da una banda rivale (gli
O'Banion-Genna, una delle poche in cui irlandesi ed italiani andavano
d'amore e d'accordo); gravemente ferito e psicologicamente scosso, il
boss tornò in Italia e Capone ne ereditò il comando con
unanime consenso degli interessati (anche della banda rivale), che lo
chiamavano ora "the big fellow".
Il "successo" (dal suo punto di vista) fu tale che alla sovranità
sul crimine di Chicago e dintorni, Capone poté presto affiancare
anche una posizione di supremazia economica e di potere sulle aree di
sua influenza. Investì infatti parte dei ricavati delle attività
illecite in attività del tutto legali, separando le gestioni
contabili e potendo quindi contare su introiti di copertura (ma non
meno rilevanti di quelli originari). Venuti che erano gli anni del proibizionismo,
la copertura gli consentiva di avere più agevole accesso agli
ambienti istituzionali, nei quali doveva procacciarsi con la corruzione
la protezione politica con la quale consentire che il business degli
alcoolici potesse prosperare.
Uno dei politici sul suo libro-paga era il sindaco William "Big
Bill" Hale Thompson, Jr., il quale, ad un dato momento, gli consigliò
di lasciare la città. Chicago era infatti sotto i riflettori
di tutta la nazione per il tasso di criminalità e per l'impudenza
ormai leggendaria delle gang, e Capone stesso – sia pure senza
che nessuna specifica accusa gli fosse stata ufficialmente mossa - era
popolarmente considerato il maggior responsabile di questo malsano clima.
Capone contribuiva in effetti non poco a rendere la metropoli animata,
ordinando innumerevoli omicidi
(spesso di testimoni di crimini) ed anzi avendo ideato per queste operazioni
una tecnica specialistica consistente nel prendere in locazione un appartamento
di fronte alla casa della vittima e facendola colpire con fucili di
precisione da selezionati cecchini.
Sempre opera di Capone, che nel frattempo si era trasferito in Florida,
fu la cosiddetta "strage di San Valentino", con la quale il
14 febbraio del 1929 quattro dei suoi uomini irruppero travestiti da
poliziotti in un garage al 2212 di North Clark Street, dov'era il quartier
generale di George "Bugs" Moran, il suo principale concorrente
nel mercato degli spiriti; allineati i sette presenti lungo un muro,
come per un normale controllo di polizia, li fucilarono alla schiena.
L'episodio resta a tutt'oggi uno dei più cruenti regolamenti
di conti della storia della malavita.
Ad alimentare però una certa mitologia di Capone, vennero alcune
iniziative che si sarebbero potute dire demagogiche, sebbene pare che
effettivamente fossero mosse da animo sincero: la gravissima crisi economica
del 1929 aveva spinto sul lastrico milioni di americani, letteralmente
costretti alla fame, e Capone ordinò alle sue aziende "lecite"
della ristorazione e dell'abbigliamento di distribuire gratis cibi e
vestiti a chi ne avesse bisogno.
Ciò non evitava che l'espansione del suo impero criminale proseguisse
con violenza, addirittura con l'acquisizione armata di nuovi insediamenti
come il suburbio di Forest View, subito popolarmente rinominato in "Caponeville",
nel quale gli uomini della sua gang giravano armati per le strade quasi
fossero una forza di polizia. Qui, sempre nel 1929, lo stesso Capone
fu arrestato per possesso illegale di un'arma da fuoco.
Nel 1930 Al Capone, che da poco era entrato nella lista dei maggiori
ricercati dell'FBI, fu dichiarato "nemico pubblico numero 1"
della città di Chicago. Studiando il modo di neutralizzarlo,
visto che non si riusciva ad attribuirgli crimini diretti per la sua
esperta capacità di organizzarli (oltre che per la
protezione omertosa, per cui era sempre munito di alibi), si dibatté
in America circa l'opportunità di tassare i redditi provenienti
da attività illecita. Ottenuto l'avallo legislativo, siassegnò
al caso una squadra di agenti federali dell'ufficio delle imposte, comandata
da Elliot Ness e composta da un pool di
super-esperti, e ancor meglio, di incorruttibili funzionari che si erano
guadagnati il nomignolo di "Intoccabili" (The Untouchables").
Questi si misero alle costole di Capone analizzando ogni più
piccolo movimento finanziario sospetto, ma Capone non aveva nulla di
intestato, agiva sempre con prestanome e le contabilità illecite
erano gestite con cifrari, perciò il boss restava sufficientemente
tranquillo. Sinché non si trovò, per caso, un piccolo
fogliettino nel quale il nome di Capone era citato. Fu la chiave di
volta dell'intera operazione, potendo quel piccolo errore essere sfruttato
per porre in collegamento fra loro molte altre prove raccolte ed allestendo
quindi un piano accusatorio alquanto vasto, tradottosi nel rinvio a
giudizio per evasione fiscale, con 23 capi d'accusa.
La difesa di Capone propose un patteggiamento, che fu però rifiutato
dal giudice. Provò allora a corrompere la giuria popolare, e
forse stava riuscendo nell'intento, ma questa fu sostituita all'ultimo
momento, la sera prima del processo, da una completamente nuova. La
nuova giuria lo giudicò colpevole solo di una parte dei reati
ascrittigli, comunque abbastanza perché gli fosse irrogata una
condanna a 10 anni di carcere ed una multa pesantissima.
Inviato ad Atlanta, Georgia, ov'era forse la più dura delle carceri
statunitensi, Capone vi si accomodò senza grandi fastidi, ottenendo
con la corruzione lussi e privilegi e, di fatto, la possibilità
di continuare a governare i suoi interessi anche dalla reclusione. Per
questo fu poi inviato ad Alcatraz, dove la gestione fu più seria,
tutti i contatti con l'esterno vennero davvero interrotti e Capone non
ebbe altra speranza che i benefici per la buona condotta, diventò
così un detenuto modello, evitando di farsi coinvolgere in rivolte
ed isolandosi dagli altri detenuti.
Fu ad Alcatraz che gli furono diagnosticati i primi segni di una forma
di demenza causata dalla sifilide, precedentemente contratta, e fu internato
in una struttura ospedaliera carceraria. Liberato nel 1939, dopo un
supplemento di cure presso un ospedale, si ritirò in Florida
dove l'incedere del problema mentale gli impedì di seguire le
sue originarie attività.
Nel 1947 ebbe un colpo apoplettico e dopo una breve agonia morì
di arresto cardiaco.
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[1]
Il Codice Hayes (propriamente The Production Code of the Motion Picture
Industry), in vigore dal 1930 al 1968, era un codice di censura, volto
a regolare praticamente ogni aspetto “delicato” delle pellicole.
[2] Polemiche
che, come accennato, porteranno allo slittamento dell’uscita di
Scarface, la cui versione finalmente proiettata vedrà l’inserto
di un prologo moralistico, nonché l’aggiunta di un sottotitolo
come Shame of a Nation piuttosto eloquente. Non solo, Hawks girò
addirittura tre finali, in modo da placare le ansie delle commissioni
che volevano indiscutibile ed eclatante la condanna per l’operato
di Tony Camonte.
[3]
In Piccolo Cesare è allusa un’omosessualità latente
tra Rico e Joe, in Nemico Pubblico si vagheggiano le difficoltà
sessuali di Tom, in Scarface il rapporto da Tony e la sorella è
quasi di natura incestuosa.
[4] Era
cosa usuale che i gangster, nell’America di allora, venissero
osannati dalla folla, e avessero amicizie influenti e prestigiose.