RIFF
RAFF – MEGLIO PERDERLI CHE TROVARLI
[Intensa e dolorosa storia di ratti]
CREDITI
– Titolo Originale: Riff Raff - Anno:
1991 – Durata: 91 minuti - Origine:
Gran Bretagna - Produzione: Parallax Pictures Production
per Channel 4 - Regia: Ken Loach - Personaggi
e interpreti: Robert Carlyle (Stevie), Emer McCourt (Susan),
Jimmy Coleman (Shem), George Moss (Mo), Ricky Tomlinson (Larry) David
Finch (Kevin) - Soggetto e sceneggiatura: Bill Jesse
- Montaggio: Jonathan Morris - Fotografia:
Barry Ackroyd - Musiche: Stewart Copeland
Quando Ken Loach dirige un film non lo fa solo per il piacere di raccontare
una storia, per la volontà artistica di “creare”
o per la fama e il denaro. Lo fa, eticamente, per essere utile a una
causa, per garantire la “giusta” interpretazione di un fatto
storico. In questa ottica è da vedere il cinema di Ken Loach,
come lui stesso ricorda: «Vogliamo essere utili per andare avanti:
basta con i sensi di colpa degli intellettuali!».
Obiettivo alquanto esplicito dell’intenso Riff Raff è di
rappresentare in maniera cruda, senza alterazioni e senza orpelli, ma
anche senza compiacimento, la “classe operaia” inglese degli
anni ’80, la classe bistrattata dal governo thatcheriano, la classe
senza contributi e senza assicurazione, senza certezze e senza il diritto
di ridere, la classe che non deve, non può alzare la testa.
Il film racconta la storia di Stevie, un giovane operaio di Glasgow
uscito dal carcere per furto, che trova lavoro in uno dei tanti cantieri
proliferati nella Londra della restaurazione economica dell’ultimo
governo Thatcher. Qui incontra un piccolo mondo disperato e ridanciano,
volgare e capace al tempo stesso di gesti di solidarietà. I suoi
compagni di cantiere sono di varia provenienza, alcuni sono di colore,
ma tra tutti si distingue Larry, sempre pronto a preoccuparsi per gli
altri e molto critico nei confronti del governo e della situazione sociale
inglese. Trovato un alloggio abusivo grazie ai nuovi amici, Stevie incontra
fortuitamente Susan, aspirante cantante dal carattere debole e altalenante:
nasce così una relazione che procede con momenti di tenerezza
e accesi contrasti.
Questo intenso lungometraggio si apre con una scena di topi che frugano
in cerca di cibo fra delle macerie e si conclude rappresentando topi
che cercano di scappare dalle rovine di un palazzo. Ed è proprio
come topi che il regista rappresenta la “classe operaia”:
i protagonisti del film sono costretti a frugare nei cassonetti per
mangiare, si nascondono in palazzi occupati e resteranno, come dei topi,
in trappola. Ma è una trappola alla cui costruzione essi stessi
partecipano, amplificando gli effetti della povertà e della disoccupazione
grazie alla droga, all’alcol e alla criminalità.
Il film ha uno stile lirico ma senza fronzoli, secco e diretto. C’è
solo la vita dei protagonisti e il grande coraggio di chi quella vita
decide di viverla, con passione e paura.
Riff Raff è stato distribuito negli Stati Uniti con i sottotitoli
a causa dello slang dialettale usato dai protagonisti nella versione
originale.
Bio-filmografia di Ken Loach
Nato nel 1936 a Nuneaton, in Inghilterra, da una famiglia operaia, studia
legge a Oxford ma durante l’università scopre la passione
per il teatro; lavora per alcuni anni come attore prima di approdare
alla televisione nel 1963. Alla BBC entra in contatto con un gruppo
di scrittori e produttori (fra cui Tony Garnett) profondamente politicizzati
e convinti della necessità di un deciso rinnovamento stilistico
dello sceneggiato televisivo, ancora relegato nei teatri di posa; i
risultati si vedono nella serie di nove Wednesday Plays che Loach dirige
fra il 1965 e il 1971, e che restano uno dei capolavori della televisione
inglese degli anni Sessanta.
Nel 1969 (dopo aver esordito al cinema con Poor Cow nel 1967) Loach
fonda con Garnett la Kestrel Productions; il loro primo film è
Kes. Superate le difficoltà di distribuzione (è considerato
troppo deprimente per qualunque tipo di pubblico) il film ottiene un
buon successo di pubblico ed è tuttora considerato uno dei capolavori
assoluti del cinema inglese indipendente. Ma da questo momento in poi,
al contrario di quanto ci si aspetterebbe, per Ken Loach la strada non
è tutta in discesa. Il terzo film è Family Life (1971),
seguono Black Jack (1971), Looks and smiles (1979), Fatherland (1981).
I suoi lavori per la televisione incontrano continuamente problemi di
censura e dalla fine degli anni Settanta, con l’avvento del thatcherismo,
il reperimento di fondi è sempre più difficile per un
filmaker così ostile al sistema. Il definitivo ritorno al cinema
avviene nel 1990, con Hidden Agenda, dell’anno successivo è
il graffiante Riff-Raff, che ha ricevuto il Premio critica internazionale
al Festival di Cannes e l’European Film Award (felix) nel 1991.
Seguono Piovono pietre (1993), Ladybird ladybird (1994), Terra e libertà
(1995), La canzone di Carla (1996), My Name is Joe (1998), Bread and
Roses (2000), Paul, Mick e gli altri (2001). Partecipa, con un corto
su Salvador Allende, a 11 settembre nel 2002, poi dirige Sweet Sixteen
sempre nel 2002, Un bacio appassionato nel 2004, partecipa con Kiarostami
e Olmi a Tickets nel 2005 e infine vince la Palma d'oro a Cannes nel
2006 con The wind that shakes the barley, la storia di due fratelli
durante le battaglie per l’indipendenza dell’Irlanda degli
anni Venti.