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| ORGOGLIO E PREGIUDIZIO CREDITI: Titolo
originale Film PRIDE AND PREJUDICE Anno 1940 Durata 117’ Origine
Stati Uniti Produzione Hunt Stromberg Regia Robert Z. Leonard SINOSSI: Nella campagna dell’Inghilterra che sta affrontando Napoleone Bonaparte vive la famiglia Bennet, padre, madre e cinque figlie da marito. Mamma Bennet vive dominata dal desiderio di dare una buona sistemazione alle figliole che nel piccolo centro di provincia dove vivono non hanno grandi possibilità di incontrare il marito ideale. Ma un giorno nel paesino giungono due giovanotti molto ricchi ed uno di essi, malgrado le differenze sociali ed economiche, si innamora di Elisabeth, una delle cinque sorelle. Attorno a questo amore, ne sorgono altri, fondendo ceti storie e caratteracci. Il destino percorrerà strade bizzarre fino al lieto fine. Dal romanzo omonimo di Jane Austen (1813). Dove avete già
visto quei cappelli? Alla fine della età della depressione la
Metro porta in pellicola il capolavoro della Austen affidandosi a tre
fuoriclasse: Laurence Olivier, massimo attore britannico del Novecento,
Green Garson (attrice americana di origine irlandese, sconosciuta a
chi non sa nulla di storia del cinema, ma sette volte nominata all’Oscar
come miglior attrice e vincitrice nel 1942 con “La signora Miniver”,
per una oscura maledizione nessuno dei film della Garson è reperibile
in dvd nel nostro paese), e Aldous Huxley (uno dei massimi scrittori
in lingua inglese del secolo scorso a cui il Nobel è stato negato
solo per aver sdoganato con “Varcando le soglie della percezione”
il dibattito sull’uso delle droghe) come adattatore. Il film viene
costruito così come una grande prova d’orchestra senza
guida che si regge su un gruppo di attori strepitoso e sulla qualità
del sistema hollywoodiano di quegli anni. In questo ricalca la struttura
del libro e non quello del remake che è in pratica un one woman
show. Huxley fa lo sforzo di ricalcare il più possibile i dialoghi
del libro calandoli in una splendida atmosfera senza tempo dove non
mancano gli anacronismi (Waterloo, citata in una battuta della signora
Bennet avviene due anni dopo la scrittura del romanzo) e le concessioni
alla censura (il cugino sacerdote perde le connotazioni ecclesiastiche)
per rappresentarlo immediatamente come un classico. Huxley inoltre pone
l’attenzione su un mondo assolutamente matriarcale, governato
da matrone vigorose come la signora Bennet o Lady De Bourgh con una
lettura originale per il cinema degli anni trenta dove la donna è
al massimo eroina pronta a distruggere uno status quo comunque maschile.
Ed è così l’ideale canto del cigno di un tipo di
cinema, quello di studio, che con l’avvento di Welles l’anno
dopo si inchinerà alla nascita del cinema d’autore. E’
un tramonto, ma un tramonto bellissimo.
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