ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

CREDITI: Titolo originale Film PRIDE AND PREJUDICE Anno 1940 Durata 117’ Origine Stati Uniti Produzione Hunt Stromberg Regia Robert Z. Leonard
[Leonard Zigler] Personaggi e interpreti Elizabeth Bennet Greer Garson Il signor Darcy Laurence Olivier La signora Bennet Mary Boland Lady Catherine de Bourgh Edna May Oliver Jane Bennet Maureen O’Sullivan Lydia Bennet Ann Rutherford Caroline Bingley Frieda Inescort Il signor Bennet Edmund Gwenn Charlotte Collins Karen Morley Kitty Bennet Heather Angel Mary Bennet Marsha Hunt Charles Bingley Bruce Lester George Wickham Edward Ashley Il signor Collins Melville Cooper Il signor Denny Marten Lamont Sir William Lucas E.E. Clive La signora Philips May Beatty Lady Lucas Marjorje Wood Anne de Bourgh Gia Kent Soggetto Jane Austen Sceneggiatura Victor Heerman (non accreditato), Aldous Huxley, Helen Jerome e Jane Murfin Musiche Herbert Stothart Costumi Adrian e Gile Steele.

SINOSSI: Nella campagna dell’Inghilterra che sta affrontando Napoleone Bonaparte vive la famiglia Bennet, padre, madre e cinque figlie da marito. Mamma Bennet vive dominata dal desiderio di dare una buona sistemazione alle figliole che nel piccolo centro di provincia dove vivono non hanno grandi possibilità di incontrare il marito ideale. Ma un giorno nel paesino giungono due giovanotti molto ricchi ed uno di essi, malgrado le differenze sociali ed economiche, si innamora di Elisabeth, una delle cinque sorelle. Attorno a questo amore, ne sorgono altri, fondendo ceti storie e caratteracci. Il destino percorrerà strade bizzarre fino al lieto fine. Dal romanzo omonimo di Jane Austen (1813).

Dove avete già visto quei cappelli? Alla fine della età della depressione la Metro porta in pellicola il capolavoro della Austen affidandosi a tre fuoriclasse: Laurence Olivier, massimo attore britannico del Novecento, Green Garson (attrice americana di origine irlandese, sconosciuta a chi non sa nulla di storia del cinema, ma sette volte nominata all’Oscar come miglior attrice e vincitrice nel 1942 con “La signora Miniver”, per una oscura maledizione nessuno dei film della Garson è reperibile in dvd nel nostro paese), e Aldous Huxley (uno dei massimi scrittori in lingua inglese del secolo scorso a cui il Nobel è stato negato solo per aver sdoganato con “Varcando le soglie della percezione” il dibattito sull’uso delle droghe) come adattatore. Il film viene costruito così come una grande prova d’orchestra senza guida che si regge su un gruppo di attori strepitoso e sulla qualità del sistema hollywoodiano di quegli anni. In questo ricalca la struttura del libro e non quello del remake che è in pratica un one woman show. Huxley fa lo sforzo di ricalcare il più possibile i dialoghi del libro calandoli in una splendida atmosfera senza tempo dove non mancano gli anacronismi (Waterloo, citata in una battuta della signora Bennet avviene due anni dopo la scrittura del romanzo) e le concessioni alla censura (il cugino sacerdote perde le connotazioni ecclesiastiche) per rappresentarlo immediatamente come un classico. Huxley inoltre pone l’attenzione su un mondo assolutamente matriarcale, governato da matrone vigorose come la signora Bennet o Lady De Bourgh con una lettura originale per il cinema degli anni trenta dove la donna è al massimo eroina pronta a distruggere uno status quo comunque maschile. Ed è così l’ideale canto del cigno di un tipo di cinema, quello di studio, che con l’avvento di Welles l’anno dopo si inchinerà alla nascita del cinema d’autore. E’ un tramonto, ma un tramonto bellissimo.
I cappelli li avete già visti, a colori, in un film di un certo successo, “Via col vento”, da cui, grazie alle insistenze della Garson, furono recuperati abiti e arredi. Ed è per questo che sembra la Georgia del 1850, una ulteriore conferma che i classici senza tempo possono essere ambientati ad ogni latitudine.


 
 
   
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