LADYBIRD LADYBIRD
[… sulla inaccettabilità]

CREDITI – Titolo Originale: Ladybird Ladybird - Anno: 1994 – Durata: 101 minuti - Origine: Gran Bretagna - Produzione: Parallax Pictures Production per Channel 4 - Regia: Ken Loach - Personaggi e interpreti: Crissy Rock (Maggie), Vladimir Vega (Jorge), Sandie Lavelle (Mairead), Mauricio Venegas (Adrian), Ray Winstone (Simon), Claire Perkins (Jill), Jason Stracey (Sean); - Soggetto e sceneggiatura: Rona Munro - Montaggio: Jonathan Morris - Fotografia: Barry Ackroyd - Musiche: George Fenton


Maggie ha 4 figli, avuto ciascuno da un padre diverso. In un pub incontra Jorge e i due cominciano a frequentarsi. Jorge è un rifugiato politico scappato dal Paraguay per aver aiutato dei dissidenti. Maggie racconta subito a Jorge che i Servizi Sociali le hanno sottratto i figli accusandola di non essere in grado di accudirli, di scegliere sempre compagni violenti che mettono in pericolo i bambini e di non cercare di collaborare; tuttavia Maggie sta tentando, per vie legali, di riaverli con sé.
Maggie e Jorge sono entrambi “senza famiglia”, senza casa, entrambi vorrebbero riavere il bene perduto, entrambi sono vittime di un sistema politico e sociale che non lascia scampo, che non accetta redenzioni, che non cancella la vergogna di una etichetta. La storia fra Maggie e Jorge assomiglia un po’ all’incontro di due solitudini, di due complementari disperazioni. Ma in qualche modo Jorge si è rassegnato, mentre Maggie continua a lottare contro la società inglese “bacchettona”, molto simile a quella autoritaria del Paraguay.
La storia fra Maggie e Jorge nella moderna Gran Bretagna procede fra difficoltà economiche, problemi di immigrazione, litigi e pregiudizi dei compagni di sventura, che si faranno torto a vicenda, fino a che Maggie non rimarrà nuovamente incinta…
Nonostante lo stile meno documentaristico rispetto ai precedenti film della rassegna - Riff Raff e Family Life - il lungometraggio mantiene comunque una struttura scarna e accentua la predominanza della sceneggiatura rispetto alla fotografia, alla scenografia e al montaggio. La rappresentazione procede diretta e senza fronzoli in una escalation di “violenza” fisica e verbale sempre più inquietante e razionalmente inaccettabile.
Ed è proprio su questa “inaccettabilità” che vogliamo porre l’attenzione. Il film non dà giustificazioni e non consente di prendere davvero posizione a favore o contro Maggie perché entrambe le parti in causa - Maggie e gli Assistenti Sociali - agiscono in maniera irrazionale, illogica, senza alcuna progettazione, programmazione o procedura. Rimane in campo solamente il dolore di una madre e la stupidità della burocrazia.

Bio-filmografia di Ken Loach
Nato nel 1936 a Nuneaton, in Inghilterra, da una famiglia operaia, studia legge a Oxford ma durante l’università scopre la passione per il teatro; lavora per alcuni anni come attore prima di approdare alla televisione nel 1963. Alla BBC entra in contatto con un gruppo di scrittori e produttori (fra cui Tony Garnett) profondamente politicizzati e convinti della necessità di un deciso rinnovamento stilistico dello sceneggiato televisivo, ancora relegato nei teatri di posa; i risultati si vedono nella serie di nove Wednesday Plays che Loach dirige fra il 1965 e il 1971, e che restano uno dei capolavori della televisione inglese degli anni Sessanta.
Nel 1969 (dopo aver esordito al cinema con Poor Cow nel 1967) Loach fonda con Garnett la Kestrel Productions; il loro primo film è Kes. Superate le difficoltà di distribuzione (è considerato troppo deprimente per qualunque tipo di pubblico) il film ottiene un buon successo di pubblico ed è tuttora considerato uno dei capolavori assoluti del cinema inglese indipendente. Ma da questo momento in poi, al contrario di quanto ci si aspetterebbe, per Ken Loach la strada non è tutta in discesa. Il terzo film è Family Life (1971), seguono Black Jack (1971), Looks and smiles (1979), Fatherland (1981). I suoi lavori per la televisione incontrano continuamente problemi di censura e dalla fine degli anni Settanta, con l’avvento del thatcherismo, il reperimento di fondi è sempre più difficile per un filmaker così ostile al sistema. Il definitivo ritorno al cinema avviene nel 1990, con Hidden Agenda, dell’anno successivo è il graffiante Riff-Raff, che ha ricevuto il Premio critica internazionale al Festival di Cannes e l’European Film Award (felix) nel 1991. Seguono Piovono pietre (1993), Ladybird ladybird (1994), Terra e libertà (1995), La canzone di Carla (1996), My Name is Joe (1998), Bread and Roses (2000), Paul, Mick e gli altri (2001). Partecipa, con un corto su Salvador Allende, a 11 settembre nel 2002, poi dirige Sweet Sixteen sempre nel 2002, Un bacio appassionato nel 2004, partecipa con Kiarostami e Olmi a Tickets nel 2005 e infine vince la Palma d'oro a Cannes nel 2006 con The wind that shakes the barley, la storia di due fratelli durante le battaglie per l’indipendenza dell’Irlanda degli anni Venti.

 
 
   
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