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| IL RESTO DI NIENTE CREDITI: Titolo Film IL RESTO DI NIENTE Anno 2004 Durata 103’ Origine Italia Produzione Mariella Li sacchi e Amedeo Letizia per Factory s.r.l. e Film Corsari Regia Antonietta De Lillo Personaggi e interpreti Eleonora Fonseca Pimentel Maria de Medeiros Gennaro Rosario Sparno Sanges Raffaele Di Florio Graziella Imma Villa Donna Crezia Lucia Ragni Pasquale Tria Riccardo Zinna Catarina Stefania Graziosi Clemente Fonseca Federica Pacifici Pagliuchella Marco Manchisi Vincenzo Cuoco Ivan Polidoro Domenico Cirillo Raffaele Esposito Filangieri Enzo Moscato Donna Vovò Fonseca Maria Grazia Grassini Carlo Lauberg Antonio Manzini Giuseppe Logoteta Francesco Guzzo Soggetto Enzo Striano Sceneggiatura Giuseppe Rocca Laura Sabatino Antonietta De Lillo Montaggio Giogiò Franchini Musiche Daniele Sepe Scenografie Beatrice Scarpato Costumi Daniela Ciancio.
SINOSSI: La pellicola rievoca la rivoluzione napoletana del 1799 attraverso la sua più preromantizzata protagonista, l'eroina Eleonora de Fonseca Pimentel, nobile di alto quanto spiantato lignaggio lusitano, impiccata dal re Ferdinando I di Borbone per volere, pare, soprattutto della di lui consorte, Maria Carolina d'Asburgo, sorella della celebre decapitata Maria Antonietta. Il film inizia quando Eleonora è già stata condannata e dialoga con l'ombra di Gaetano Filangieri che, morto nel 1788 a trentasei anni, era stato amico della giovane nobile e ispiratore coi suoi testi dei repubblicani napoletani. Attraverso flashback si rievoca così l'arrivo a Napoli dei Fonseca, l'iniziazione napoletana della fanciulla, lo sposalizio e la conseguente separazione da un violento nobile locale, le amicizie con gli illuministi e, quindi, con l'arrivo dei francesi, la sua direzione al giornale Monitore Napoletano...
Antonietta De Lillo (Napoli, 1960) inizia a lavorare come assistente operatore per produzioni cinematografiche e televisive. A Roma fonda con Giorgio Magliulo la società di produzione Angio Film, e realizza i primi lungometraggi di fiction: Una casa in bilico (1985), premiato a Taormina, e Matilda (1990). Nel 1992, insieme al gruppo Teatri Uniti e alla Angio Film, produce l'opera prima di Mario Martone, Morte di un matematico napoletano. Fonda a Napoli il centro di produzione Megaris e si dedica al video-ritratto, firmando: Angelo Novi fotografo di scena (1992), Promessi sposi (1993), La notte americana del dottor Lucio Fulci (1994), Ogni sedia ha il suo rumore (1995), Viento 'e terra (1996). Torna, nel 1995, al lungometraggio con Racconti di Vittoria, e due anni più tardi realizza Maruzzella, episodio del film collettivo I Vesuviani in concorso a Venezia. Con Non è giusto ha partecipato al festival di Locarno nl e2001.
Eleonora Pimentel Fonseca nasce a Roma il 13 gennaio 1752, in via di Ripetta 22, da genitori portoghesi. A dieci anni la famiglia si trasferisce a Napoli e grazie allo zio, l'abate Antonio Lopez, studia greco e latino e scrive poesie giovanili di gusto arcadico. A 18 anni invia a Metastasio i suoi primi componimenti e inizia con lui una corrispondenza durata fino alla morte del poeta. La fanciulla è molto intelligente e precoce, ed intrattiene rapporti e corrispondenze epistolari con i maggiori letterati europei, da Voltaire a Goethe ed a Filangieri. Frequenta la casa di Gaetano Filangieri ove incontra Domenico Cirillo, Ferdinando Galiani, il massone Antonio Jerocades, Mario Pagano, Francesco Conforti, Melchiorre Delfico, Carlo Lauberg, Gabriele Manthonè e Ignazio Ciaia. Entra nell'Accademia arcadica dei Filaleti col nome di Epolifenora Olcesamante. Per il matrimonio di Ferdinando IV e Maria Carolina scrive Il tempio della gloria e per la nascita del loro primo figlio maschio, La nascita di Orfeo. Per i suoi meriti viene ricevuta a Corte dove le viene concesso un sussidio come bibliotecaria della Regina. Stabilisce rapporti epistolari con Voltaire e si abbona all' Encyclopédie del Diderot. Nel 1778 Eleonora sposa il capitano Pasquale Tria de Solis, ma il suo sarà un matrimonio infelice. Nel giugno del 1779 perde il figlio Francesco di appena otto mesi, e poco dopo, perde un altro figlio per aborto procurato dalle percosse del marito dal quale riuscirà a separarsi nel 1786. Gli ideali della rivoluzione Francese infiammano lo spirito anche di Eleonora che si getta nell'impegno politico per l'affermazione della libertà e per il progresso delle classi meno fortunate, tanto da introdurre nascostamente, durante un ricevimento a Corte, alcune copie in italiano del testo della Costituzione approvata dall'Assemblea francese. Nel dicembre del 1792, quando giunge a Napoli la flotta francese per ottenere il riconoscimento della recente Repubblica Francese, la Pimentel è tra gli ospiti del comandante La Touche-Treville e finisce sui registri della polizia borbonica. Il 5 ottobre del 1798 la polizia le perquisisce casa e poiché vengono rinvenute alcune copie dell'Encyclopédie la arrestano e la portano nelle dure carceri della Vicaria. Riacquista la libertà nei primi giorni del 1799 durante il periodo di anarchia popolare succeduto a Napoli dopo la fuga del Re e della Corte a Palermo. Partecipa alla conquista del forte di Castel Sant'Elmo e alla proclamazione, il 21 gennaio 1799, della Repubblica Napoletata "una e indivisibile". Per diffondere gli ideali della rivoluzione e della neonata repubblica, Eleonora accetta, su invito del Governo Provvisorio, l'incarico di dirigere il primo periodico politico di Napoli: Il Monitore Napoletano. Un foglio con atti e comunicati del Governo, ma assolutamente indipendente, come quando si tratta di denunciare le ruberie francesi con appassionati editoriali della stessa Pimentel. Del Monitore Napoletano verranno stampati 35 numeri bisettimanali dal 2 febbraio all'8 giugno. Quando le orde del Cardinale Ruffo giungono alle porte di Napoli e si capisce che la Repubblica sta per morire, si rifugia in S.Elmo e finisce nella lista dei capitolati. Ferdinando, come è noto, non rispetterà la capitolazione ed Eleonora verrà condannata a morte per avere osato parlare e scrivere contro il Re. Sale al patibolo il 20 agosto e prima di morire cita Virgilio: " Forsan et haec olim meminisse juvabit " ( Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo). |
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