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| FINO
ALL’ULTIMO RESPIRO Interno di un’autovettura in corsa. Primo piano di Jean-Paul Belmondo. L’attore si rivolge direttamente allo spettatore, al pubblico in sala (o in arena…) “se non vi piace il mare... se non vi piace la montagna... se non vi piace la città... andate a quel paese!” Fino all’ultimo respiro (A bout de souffle) di Jean-Luc Godard è il manifesto paradigmatico della Nouvelle Vague, è la pellicola che esprime il movimento culturale francese con una forza formalmente dirompente; è il racconto di una fuga e il tentativo di raggiungere la libertà, la libertà dalla società, ma anche la libertà cinematografica. Fino all’ultimo respiro è il film d’esordio di Jean-Luc Godard, il racconto di una velleità di emancipazione. Il regista introduce in questo contesto una già palese volontà antiborghese articolandola a vari livelli: nella trama (l’amore impossibile di un bandito di provincia per una ragazza americana in trasferta a Parigi), nello stile, soprattutto nel montaggio. In un contesto preciso quale il cinema di genere (il noir) il regista inserisce evidenti contaminazioni dell’archetipo americano, riduce i personaggi e le situazioni a clichè bidimensionali (al contrario del collega Truffaut che era stato sempre molto attento al dettaglio realistico delle psicologie umane) e gestisce la narrazione con modalità del tutto anticonformiste, a tratti sorprendenti, che acuiscono l’ironia beffarda dell’operazione. L’intervento chirurgico sul racconto cinematografico classico gli permise di raggiungere un perfetto mimetismo tra forma e contenuto. Il film fu realizzato con pochi mezzi, ma con grande passione; un film essenziale che badava unicamente al contenuto: Godard sembrava più interessato a riprendere la città, la natura e la gente, che a raccontare la storia. Il protagonista (Jean-Paul Belmondo / Michel Poiccard) è cinico e nevrotico, ed il regista adotta uno stile che ricalca queste caratteristiche, e in generale tende a rappresentare visivamente il suo flusso di coscienza. La carica eversiva del film deriva dalla struttura della trama: i personaggi non agiscono secondo la logica della motivazione e il protagonista in particolare è un nichilista che rifiuta tutti i valori. Con questo film Godard lancia il cinema d’autore: il regista esprime se stesso di fronte al pubblico, le proprie opinioni e le proprie sensazioni. “Ho iniziato ad occuparmi di cinema dopo aver visto Citizen Kane (Quarto Potere)”, questa sua affermazione evidenzia ancor meglio la sua posizione nei confronti della settima arte, ed il suo tentativo di portare lo spettatore dentro al cinema come cercò di fare lo stesso Orson Welles. Già nei titoli di testa della versione in lingua originale si possono notare le origini cinefiliache di Jean-Luc Godard: il film è infatti dedicato alla Monogram, casa di produzione specializzata nei B movies. E infatti il film ha i tempi e i luoghi comuni dei polizieschi americani, compreso il protagonista che apertamente imita le smorfie e gli atteggiamenti di Humphrey Bogart; la narrazione prevede un continuo rimando al cinema attraverso citazioni (i manifesti di film, la presenza di noti registi che interpretano un ruolo – ad esempio Jean-Pierre Melville, che con la rilettura critica e personale del cinema hollywoodiano di genere gangsteristico e poliziesco ispirò sicuramente Godard) e soprattutto un’esibizione della falsità dello spettacolo (gli attori recitano in mezzo alla gente che, stupita, continua a guardare la cinepresa). Una totale trasgressione della forma che diventa soprattutto trasgressione della sostanza, un tentativo di rottura con la tradizione che voleva un’arte cinematografica rigida e fine a se stessa. Nicola Vandi forCINE L’immaginazione
Il confronto Credo possa essere interessante analizzare una scena del film di Jean-Luc Godard paragonandola alla stessa scena girata da Jim McBride nel suo remake All’ultimo respiro (Breathless) del 1983, ed in particolare la sequenza dell’omicidio del poliziotto. Il confronto tra la pellicola diretta da McBride ed interpretata da Richard Gere e Valèrie Kaprisky ed il capolavoro di Godard è improponibile. Il remake del 1983 è un prodotto girato con la tecnica del cinema pubblicitario ed il risultato è quello di uno spot televisivo di alta qualità: grande effetto ma scarso contenuto. Una Valèrie Kaprisky innocuamente sexy ed una presenza ossessiva sullo schermo di Richard Gere. [Godard] Esterno sera. Il ladro d'auto Michel Poiccard (Belmondo) è inseguito da una moto della polizia. La sua automobile si ferma su una sterrata poco distante dalla strada principale. 1. Belmondo, di fronte al cofano aperto dell'auto, armeggia con il motore; quindi volge lo sguardo verso l'imbocco della sterrata, accorgendosi dell'arrivo di qualcuno. (PIANO AMERICANO) 2. Sopraggiunge una moto della polizia. (CARRELLO A PRECEDERE) 3. Belmondo, attraverso il finestrino, fruga il cruscotto. (MEZZO PRIMO PIANO) -Poliziotto: "Fermo o sparo!" 4. Belmondo guarda in direzione del poliziotto. (PANORAMICA VERSO IL BASSO IN MEZZO PRIMO PIANO) 5. La mano di Belmondo stringe saldamente una pistola; il pollice tira il grilletto (CARRELLO PARALLELO IN DETTAGLIO) 6. Il tamburo della pistola fa uno scatto. (CARRELLO PARALLELO IN DETTAGLIO) 7. Si sente la detonazione. Il poliziotto si accascia nell'erba. (FIGURA INTERA) 8. Belmondo fugge, a piedi, attraverso i campi. (PANORAMICA IN CAMPO LUNGO) Dissolvenza in nero. [McBride] Esterno notte. Dopo un concitato inseguimento con la polizia su una freeway, l'auto del malvivente Jack Burns (Richard Gere) finisce fuori strada. 1. INTERNO AUTO. Gere è sceso dall'auto e raccoglie, attraverso il finestrino, le sue cose sparse sul sedile. C'è anche una pistola. La scena è illuminata improvvisamente dalle luci dell'auto della polizia. Rumore di sirena. (PIANO RAVVICINATO) 2. ESTERNO. Soggettiva di Gere verso il poliziotto che, a una decina di metri da lui, è uscito dall'auto e impugna una pistola. poliziotto: "Fermo dove sei, vieni fuori dall'auto con le mani bene in vista!" 3. INTERNO AUTO. Gere fissa la pistola sul sedile. (PIANO RAVVICINATO) -Poliziotto: "Allontanati dalla macchina!" 4. ESTERNO. Soggettiva di Gere verso il poliziotto. -Poliziotto: "Muoviti! Ho detto muoviti, figlio di puttana!" 5. INTERNO AUTO. Gere si volta in direzione del poliziotto. (PIANO RAVVICINATO) 6. ESTERNO. Il poliziotto è pronto a sparare; stringe la pistola con due mani, le braccia tese, le ginocchia flesse. (PIANO AMERICANO) -Poliziotto: "Allontanati subito dalla macchina o sparo!" 7. INTERNO AUTO. Il vetro posteriore dell'auto di Gere va in mille in pezzi. Forte detonazione. 8. INTERNO AUTO. Gere ritrae il braccio destro, la mano impugna ancora la pistola; egli guarda l'arma esterrefatto, quindi la lascia cadere sul sedile. (PIANO RAVVICINATO) 9. ESTERNO NOTTE. Gere guarda in direzione della macchina da presa, atterrito. Si muove lentamente, meccanicamente, verso l'auto della polizia; accecato dagli abbaglianti, si fa schermo con le mani. (CARRELLO A PRECEDERE IN MEZZO PRIMO PIANO) 10. ESTERNO NOTTE. Gere osserva il corpo disteso a terra del poliziotto; si abbassa su di lui, si accorge della ferita che gli ha inflitto, tenta di sollevargli la testa. (FIGURA INTERA) 11. ESTERNO NOTTE. Gere si guarda intorno sconvolto, quindi fugge via, a piedi, uscendo dall'inquadratura. (MEZZO PRIMO PIANO) Dissolvenza
incrociata sull'alba. |
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